HomeTecnologiaMauro Stoico: «Non basta sapere cosa viene pubblicato, bisogna capire cosa significa»

Mauro Stoico: «Non basta sapere cosa viene pubblicato, bisogna capire cosa significa»

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Il nuovo amministratore delegato di pressrelations Italy racconta la scelta di guidare la filiale italiana, l’evoluzione del media monitoring, il ruolo dell’intelligenza artificiale e il progetto che parte da Verona

L’apertura della nuova filiale italiana di pressrelations coincide con una fase di profonda trasformazione del settore della media intelligence. Alla guida della società, con sede a Verona, arriva Mauro Stoico, manager che ha maturato una lunga esperienza nel settore, tra Press Index e Kantar Media.

Per Stoico la nuova esperienza professionale nasce dalla volontà di mettere insieme tecnologia, competenze e una visione di lungo periodo.

Mauro Stoico, perché ha deciso di entrare in pressrelations e assumere la guida della nuova filiale italiana?

La decisione nasce innanzitutto dalla condivisione di una visione.

Ho scelto un’azienda che, pur avendo una forte vocazione tecnologica e una piattaforma estremamente evoluta, continua a mettere le persone al centro del proprio progetto. È un aspetto per me fondamentale: la tecnologia è uno strumento straordinario, ma sono le competenze, le persone e la capacità di lavorare insieme a fare realmente la differenza.

È proprio questa combinazione che mi ha convinto, in una fase nella quale la tecnologia sta trasformando profondamente il nostro settore.

Ha pesato anche il fatto che pressrelations abbia mantenuto una struttura proprietaria indipendente?

È un aspetto che ha pesato molto. L’azienda è guidata da due soci di maggioranza che hanno mantenuto nel tempo una forte indipendenza e hanno scelto di non aprire il capitale a fondi di investimento.

È una scelta imprenditoriale che apprezzo particolarmente, perché significa poter ragionare con una prospettiva di medio-lungo periodo, investendo sul prodotto, sulle persone e sul mercato senza essere condizionati da logiche esclusivamente finanziarie.

Quanto è cambiato il media monitoring negli ultimi anni?

È cambiato radicalmente. La quantità di informazioni disponibili è cresciuta in modo esponenziale e, contemporaneamente, sono cambiate le tecnologie con cui possiamo raccoglierle, organizzarle e analizzarle.

Per molto tempo il valore del media monitoring è stato principalmente legato alla capacità di trovare e raccogliere informazioni. Oggi questo non è più sufficiente.

La vera sfida è riuscire a selezionarle, analizzarle, interpretarle e trasformarle in conoscenza utile.

Quindi il valore si è spostato dal dato alla sua interpretazione?

Esattamente. Il valore si sta spostando dalla semplice disponibilità dell’informazione alla capacità di comprenderne il significato.

Oggi un’organizzazione non ha bisogno soltanto di sapere cosa viene pubblicato. Ha bisogno di capire cosa quelle informazioni significano per il proprio brand, per la propria reputazione e per il proprio mercato.

Quale ruolo sta giocando l’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale sta accelerando enormemente questo processo e credo che nei prossimi anni cambierà ancora più profondamente il nostro modo di lavorare.

La tecnologia può gestire quantità di dati impensabili fino a pochi anni fa, individuare correlazioni, classificare contenuti e supportare processi di analisi molto complessi.

Ma questo non rende meno importanti le competenze. Al contrario.

Più aumenta la quantità di informazioni che siamo in grado di elaborare, più diventa importante saper porre le domande giuste, comprendere il contesto e interpretare correttamente ciò che emerge dai dati.

Cosa l’ha colpita maggiormente della piattaforma NewsRadar®?

La piattaforma rappresenta per me un elemento distintivo molto forte. A mio giudizio, è una delle soluzioni tecnologicamente più complete oggi presenti sul mercato italiano e ha caratteristiche che le permettono di competere con le migliori realtà a livello europeo.

Ma la sua forza non sta soltanto nella tecnologia. Un aspetto che considero particolarmente importante è la capacità di adattarsi a esigenze molto diverse.

Si può partire dalla necessità relativamente semplice di monitorare la presenza di un brand sui media e arrivare a progetti estremamente articolati, che richiedono grandi quantità di dati, analisi avanzate, personalizzazione e capacità di interpretazione.

Lei arriva da esperienze come Press Index e Kantar Media. Che cosa ha ritrovato in pressrelations?

Ho ritrovato alcune caratteristiche che mi hanno ricordato molto quelle due esperienze: aziende nelle quali ho avuto modo di lavorare bene e di raggiungere risultati importanti, in contesti fortemente orientati all’innovazione, alla qualità del prodotto e alla crescita.

Sono esperienze che mi hanno dato molto dal punto di vista professionale e che hanno contribuito a costruire il mio modo di interpretare questo settore.

Per questo non considero la scelta di pressrelations come un semplice passaggio professionale. La considero piuttosto come l’opportunità di mettere a disposizione l’esperienza maturata negli anni per contribuire alla costruzione di una nuova fase di crescita.

Che ruolo vuole avere pressrelations Italy sul mercato italiano?

L’obiettivo è molto ambizioso: portare in Italia una realtà internazionale con una proposta tecnologica di alto livello, costruendo al tempo stesso un’organizzazione capace di essere vicina ai clienti e alle loro esigenze.

Non vorrei che pressrelations venisse percepita soltanto come un fornitore di tecnologia. Vorrei che diventasse un vero partner per chi ha bisogno di comprendere cosa accade nel mondo dei media.

Il progetto italiano parte da Verona. Perché questa scelta?

Verona rappresenta per noi un punto di partenza.

La scelta della città è legata alla volontà di costruire una struttura italiana che abbia una propria identità e che sia al tempo stesso collegata alla dimensione internazionale del Gruppo.

Il progetto, naturalmente, è rivolto all’intero mercato nazionale. L’obiettivo è costruire relazioni durature con aziende, istituzioni e professionisti della comunicazione in tutta Italia.

Come sarà costruita la squadra italiana?

Il progetto italiano parte dalle persone e dalle competenze.

Abbiamo scelto di costruire un team con esperienza e competenze consolidate e continueremo a investire sulla crescita dell’organizzazione.

Nei prossimi mesi continueremo a inserire nuove professionalità, seguendo l’evoluzione del progetto e delle esigenze dei clienti.

Non penso però alla crescita soltanto in termini numerici. Per me è importante costruire una squadra con competenze diverse e complementari, nella quale le persone possano crescere insieme all’azienda.

In un’azienda sempre più tecnologica, quale sarà il ruolo delle persone?

Un ruolo centrale. È una delle ragioni per cui ho scelto pressrelations.

Credo che nei prossimi anni cambieranno molte attività e molti processi, ma non verrà meno la necessità di competenze, esperienza e capacità di interpretazione. In alcuni ambiti queste caratteristiche diventeranno, anzi, ancora più importanti.

La tecnologia deve permetterci di lavorare meglio, più velocemente e su quantità di dati sempre maggiori. Ma il valore che portiamo al cliente nasce dalla capacità di combinare questi strumenti con l’esperienza delle persone.

Come immagina la crescita della nuova filiale?

Immagino un’organizzazione capace di unire due elementi: da una parte l’expertise internazionale del Gruppo, dall’altra una conoscenza molto profonda del mercato italiano.

Non considero questa esperienza semplicemente come il prossimo passo della mia carriera. La considero come l’opportunità di costruire qualcosa che abbia valore nel tempo, mettendo a disposizione quello che ho imparato negli anni e provando a creare, insieme al team, una realtà che possa diventare un punto di riferimento nel mercato italiano della media intelligence.

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